
Death Note: Short Stories
Death Note: Short Stories rimette insieme la coppia vincente Tsugumi Ōba e Takeshi Obata, chi non conosce questi due grandi autori? Sono famosi per aver lavorato insieme a Death Note, a partire dal 2003.
Mi ricordo che lessi tutto d’un fiato la sfida tra Light Yagami e L. Una storia di una complessità incredibile, colma di colpi di scena, un susseguirsi di ingegnose strategie per attaccare e difendersi. Una idea di base pazzesca, un quaderno lasciato cadere sulla terra da Ryuk, il dio della morte (shinigami) e raccolto da Yagami, figlio di un poliziotto che accortosi del grande potere cadutogli tra le mani, decide di fare giustizia iniziando a ripulire il mondo dai criminali semplicemente scrivendo il loro nome nel quaderno… e così, da un buon proposito, alcuni lo hanno associato ad una figura positiva, perché il tasso di criminalità stava scemando; altri, soprattutto i poliziotti, lo vedevano proprio come quei criminali che Yagami cercava di combattere. Un’idea a dir poco geniale.
Ed ora, a distanza di 18 anni dal primo capitolo pubblicato sulla rivista Weekly Shonen Jump, esce un nuovo ciclo, intitolato Death Note: Tanpenshuu (Death Note: Short Stories in occidente). Questa volta Ryuk lascia cadere il Death Note tra le braccia di Minoru Tanaka, un altro studente geniale come Light, che però ha decisamente altri modi, idee e scopi rispetto il suo predecessore.
Non posso raccontarvi altro, non ci sono ancora figure di Tanaka, ma per chi non avesse ancora acquistato quelle del primo filone di Death Note, può cercarle su kibukibu.com!



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